Il Salento che non ti aspetti: un itinerario magico da Salve a Leuca

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Il Capo di Leuca rivela l’anima più selvaggia e culturalmente intrigante del tacco d’Italia. È una terra tra due mari, è incrocio di correnti e colori, di antiche civiltà e mistero

Il Salento è una terra magica, punto di incontro tra Adriatico e Jonio, antica crocevia di popoli da Oriente e Occidente le cui contaminazioni culturali sono evidenti in ogni ambito, dai tratti somatici ai dialetti, dall’arte all’architettura, dal folklore alla devozione popolare, fino alla variegata e convincente gastronomia.

Insieme alla città di Lecce – indiscussa capitale del barocco – e alle principali mete balneari che attirano per l’acqua cristallina e le spiagge, il tacco pugliese è ricco di aree suggestive e interessanti come il Capo di Leuca, il territorio che va da Fasano a Santa Maria di Leuca.

Appartenente all’antica Messapia, il Salento meridionale è una fonte continua di spunti che si prestano un turismo vario e destagionalizzato. Da un lato c’è la bellezza di una natura selvaggia che spazia dalla terra allospettacolare mare azzurro, dall’altro un patrimonio storico sedimentato nei secoli composto da grotte, insediamenti rupestri, chiese, cripte e castelli, solo parzialmente riportato alla luce dalle scoperte archeologiche.

Capo di Leuca: un Salento inaspettato da salve a Leuca
Torre Pali , frazione di Salve (Foto © TurismoVacanza).

L’antica Messapia: il Salento misterioso e selvaggio

Le tracce della presenza umana nel Salento risalgono già al Paleolitico Medio (circa 130.000 mila anni fa). Alcuni ritrovamenti attestano che qui si stabilì l’uomo di Neanderthal approfittando di un ambiente vivibile, fatto di foreste, praterie, macchia mediterranea e popolato da animali da cacciare.

Si inizia a parlare di Messapia, definita dai Greci laTerra tra le acque e successivamente dagli storici la “Terra tra i due mari”, intorno al IX secolo a.C in conseguenza della colonizzazione della Puglia da parte degli Iapigi, un miscuglio di Illiri e Cretesi che i Romani chiamavano “Apuli”. Popolo di agricoltori e allevatori di cavalli, arrivarono sulle coste pugliesi tra il XIII e l’XI secolo a.C. partendo dalla penisola balcanica. Si amalgamarono con la popolazione locale e, con il tempo, diedero vita a diversi gruppi etnici lungo la regione ed in particolare i Dauni a nord, presso l’attuale Foggia, i Peucezi al centro mentre il Salento fu civilizzato dai Messapi dal IX al III sec. a.C. prima che venissero sottomessi dai Romani.

Sul territorio si sono alternati, nei secoli, anche Greci e Romani (dal III a.C. al V sec. dC.), Saraceni, Svevi, Normanni, Angioini fino ai più recenti Aragonesi, Spagnoli e Borboni.

Capo di Leuca, meraviglie tra passato e presente

Il Capo di Leuca è una parte dell’antica Messapia, a sud-est dello stivale italiano. L’abbiamo percorso lungo un itinerario da Salve a Leuca su invito di Francesco Villanova, sindaco del Comune di Salve (LE), per un educational finanziato dall’Unione europea e dalla Regione Puglia destinato a giornalisti, blogger e fotografi.

Abbiamo scoperto un autentico museo a cielo aperto, un Salento inaspettato che alimenta un turismo slow attraverso panorami mozzafiato e borghi incantati, luoghi di culto e grotte preistoriche, resti messapici e fornaci di età romana, tombe e frantoi ipogei.

Capo di Leuca: resti preistorici
Uno scorcio della campagna del Capo di Leuca (Foto © TurismoVacanza).

Sarà per il passaggio e per l’antica mescolanza di popoli, sarà per l’incrocio tra i mari, sarà per la combinazione particolare di colori e correnti, ma il Capo di Leuca genera una potente energia e crea un forte legame emotivo. L’esperienza del tramonto sul promontorio di Santa Maria di Leuca, dove sorge la chiesa di Santa Maria de Finibus Terrae, va ben oltre la suggestione del sole che scompare nel mare per lasciare il posto alle stelle: è un’autentica connessione con l’ambiente che allevia lo stress e l’ansia.

A guidarci con garbo e competenza, gli archeologi Stefano Cortese, assessore del vicino comune di Melissano, e Marco Cavalera dell’Associazione culturale Archès che promuove la conoscenza del territorio con appassionanti percorsi guidati (per informazioni www.associazionearches.it).

Una delle iniziative più interessanti condotte dall’associazione è il rilancio dell’antica arte della tessitura con telai orizzontali salentini la cui esposizione, con 30 esemplari da fine ‘600 alla metà del secolo scorso, si può ammirare all’interno di Palazzo Carida Ramirez a Salve (LE).

Arte della tessitura a Salve, Lecce
Telaio salentino per la tessitura (Foto © TurismoVacanza).

Melissa Calò, una giovane salentina che dopo una laurea in Comunicazione e un Master ha preferito tornare nella sua terra per promuoverne storia e conoscenza, mostra al pubblico la difficoltà di quest’arte ma anche la grande suggestione nel realizzare manufatti artigianali di altissimo pregio che hanno attirato l’attenzione di stilisti famosi che hanno commissionato degli esemplari per l’alta moda.

Da Salve a Leuca: natura, archeologia e devozione

Parte da Salve, borgo incantevole dal nome evocativo della sua ospitalità, il nostro viaggio lungo il tratto più estremo dell’Italia. Lecce è ad una settantina di chilometri mentre sono più vicine le marine di Pescoluse, Torre Pali, Posto Vecchio e Lido Marini con le loro spiagge insignite della Bandiera Blu.

Prima di raggiungere le coste, trattenetevi qualche ora per visitare il centro storico, da piazza Concordia con il Palazzo Carida Ramirez e la Chiesa Madre di San Nicola Magno alla vicina chiesa di Sant’Antonio da Padova.

Chiesa Madre di San Nicola Magno  a Salve
Chiesa Madre di San Nicola Magno (Foto © TurismoVacanza).

A pochi passi, è aperto al pubblico il suggestivo frantoio ipogeo “Le Trappite”, un reperto di archeologia industriale del Seicento completamente costruito sotto il suolo e che testimonia quanto l’ovicoltura pugliese abbia origini antiche.

Frantoio Le Trappite a Salve
Frantoio Ipogeo “Le Trappite” (Foto © TurismoVacanza).

A qualche chilometro, accanto al cimitero comunale e nel vecchio convento dei Cappuccini, si trova la Cappella di Santa Teresa, a cui i salentini sono molto devoti: il giorno della sua festa che ricorre il 1 ottobre viene considerato l’inizio dei festeggiamenti del Natale. A Ruggiano (frazione di Salve), merita una tappa il Santuario di Santa Marina (VII – X Sec. d.C., restaurato nel 1648).

A testimoniare la presenza dell’uomo a Salve già 70.000 anni fa ci sono una grotta preistorica e un villaggio di epoca messanica, abitato dal 1550 a.C. fino al 1400 a.C. rinvenuto nelle vicinanze de “La Chiusa della Masseria dei Fani“. Un altro antico centro abitato denominato “Spigolizzi” è emerso nella località che porta ancora questo nome e che risalirebbe all’Età del Bronzo Medio, intorno al XVI secolo a.C.

Grotte, torri e castelli: le sentinelle del capo di Leuca

Percorrere il tragitto da Salve verso la costa, fino a Leuca, è come osservare una sequenza di sorprendenti cartoline dove lo scenario fa da sfondo a grotte segrete, torri silenziose e castelli fiabeschi che rappresentano il lascito di civiltà susseguite nel tempo.

Accanto a quelle sommerse o semisommerse, le grotte emerse lungo il litorale sono circa una trentina, tutte di origine preistorica. Dal porto di Leuca p possibile raggiungere in barca la Grotta dei Giganti, Grotta del Presepio, del Diavolo e del Drago. Ad est di Punta Ristora, presso la Grotta della Porcinara divisa in tre ambienti, sono stati ritrovate ossa umane, monete e vasi ma anche pareti con iscrizioni in lingua greca, latina e messapica. La grotta del Diavolo è protagonista di superstizioni popolari perchè si riteneva abitata da demoni mentre la “Grotta degli innamorati o del Morigio, secondo la leggenda, ospitò i Mori prima che attaccassero Leuca.

Grotta delle Tre Porte, Capo di Leuca
Grotta delle Tre Porte sulla costa di Ponente (Foto © Associazione Archès).

Come non rimanere colpiti dalle varie torri che osservano dall’alto il Capo di Leuca? Risalgono ad epoca messapica, romana o spagnola quando Carlo V le fece costruire per difendere il regno dagli assalti di pirati e saraceni oppure per destinarle a deposito di merci e rifugio di persone. Di queste sentinelle che ormai sono un tutt’uno con il paesaggio naturale fanno parte Torre Pali (1563), Torre Vado e Torre San Gregorio, con il suo piccolo porticciolo.

La civiltà contadina rinasce a nuova vita

La campagna del Capo di Leuca è un paesaggio che riporta indietro nel tempo, quando la popolazione era prevalentemente costituita da agricoltori e artigiani.

Le distese di macchia mediterranea, tra campi vitati e ulivi secolari, sono delimitate dai muretti a secco e accolgono caratteristiche costruzioni in pietra. Sono i dolmen e i menhir, che nella preistoria erano adibiti a sepolcri o edificati a fini propiziatori, ma anche le pajare o “furnieddhi”, fabbricati a forma conica o piramidale in uso ai contadini per riporre le attrezzature in pietra e che, in estate, diventavano la loro abitazione per dedicarsi al lavoro nei campi dall’alba al tramonto. Oggi sono stati restaurati e compongono estese masserie sede di esclusivi resort con ogni confort.  

I cammini di Leuca e i luoghi della fede

La spiritualità e la devozione mariana nel capo di Leuca sono molto forti. Le numerose chiese e luoghi di culto si trovano tanto nei vari paesi della provincia che lungo i “Cammini di Leuca”, sentieri che fin dal Medioevo i pellegrini percorrono per raggiungere il Santuario di Santa Maria di Leuca o Santa Maria de Finibus Terrae.

Una delle attrazioni più suggestive si trova a Barbarano del Capo (frazione di Morciano di Leuca) dove sorge il bellissimo Complesso monumentale di Santa Maria del Belvedere, conosciuto come “Leuca Piccola”, risalente alla fine del XVII secolo.

Leuca piccola: il primo motel e autogrill dei pellegrini

Leuca Piccola o Complesso di Santa Maria del Belvedere
Santa Maria del Belvedere o Leuca Piccola (Foto © TurismoVacanza).

I pellegrini che anticamente provenivano dal resto d’Italia e dall’Europa per arrivare a Leuca, trovavano un punto di ristoro e un riparo per la notte nel Complesso di Santa Maria del Belvedere, una sorta di “autogrill” ante litteram costruito dal feudatario Annibale Capece intorno ad una chiesa preesistente e a pozzi con acqua a 20 metri di profondità.

Da bravo imprenditore e grande esperto di comunicazione, Capece legò la devozione dei fedeli al business realizzando una piccola chiesa (che oggi custodisce, tra le altre cose, dipinti settecenteschi), una locanda, delle stalle per il ricovero degli animali, e un albergo scavato sotto terra con loculi per alloggiare i fedeli.

Leuca Piccola Albergo sotterraneo per pellegrini
L’albergo per i pellegrini di Leuca Piccola (Foto © TurismoVacanza).

Un’area adibita a mercato con arcate e un portale d’ingresso decorato da motivi floreali servivano per eventuali commerci mentre la bottega del maniscalco garantiva la cura degli zoccoli equini. Quest’ultima è ancora funzionante e, se si è fortunati, in alcuni giorni è presente un artigiano a svolgere il suo lavoro.

Esattamente come capita oggi nelle moderne città, ricche di manifesti e messaggi promozionali, sulle mura degli edifici c’erano iscrizioni ideate da Annibale Capece a scopo didascalico o per orientare i visitatori con messaggi promozionali. Uno di questi, tuttora bel visibile, serviva ad evitare risse e tafferugli dei frequentatori della locanda. All’ingresso della stessa una targa con 10 “P” avvertiva che: “Parole Poco Pensate Portano Pena, Perciò Prima Pensa Poi Parla“.

Cucina salentina: la semplicità diventa ricchezza

Gastronomia salentina (Foto © TurismoVacanza).

Ispirata dai tanti prodotti tipici pugliesi, impregnata dei profumi di macchia mediterranea, delle spezie ma anche di un’artigianalità e di un estro che hanno radici ataviche, la gastronomia salentina è povera sotto il profilo degli ingredienti utilizzati (farina poco raffinata, orzo e ortaggi) ma ricchissima nella varietà e succulenza. Pittule, fave e cicorie, ciceri e tria, sagne ritorte, orecchiette, minchiareddi, lampascioni, pucce, friselle, taralli, rustici leccesi, calzoni fritti, pasticciotti e tanto altro esprimono la generosità e vitalità di un popolo fiero delle tradizioni, sempre pronto ad aprire le proprie case e imbandire una tavola sontuosa.

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