Salve: il borgo salentino da visitare tutto l’anno

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Natura, spiagge e mare da cartolina ma anche cultura, archeologia e antiche tradizioni. Il paesino in provincia di Lecce è un concentrato di spunti emozionanti

Salve: un nome perfetto per richiamare l’ospitalità di un borgo in provincia di Lecce, le cui origini si perdono nella storia e sono legate alla leggenda del centurione romano Salvius che, nel 267 a.C., avrebbe ottenuto 30 ettari di terra per i successi sul campo di battaglia.

Da una collinetta che si affaccia sulla selvaggia campagna salentina, gli abitanti di Salve accolgono i visitatori con semplicità e calore. Lo ricordano anche Francesco Villanova e Francesco De Giorgi, rispettivamente sindaco e assessore al turismo del Comune.

«Sono orgoglioso di amministrare il Comune di Salve. – dichiara il Sindaco Villanova – Venire qui vuol dire immergersi in un turismo completo per tutto l’anno. Si possono esplorare le bellezze artistiche e archeologiche risalenti alla preistoria e alla civiltà messapica, raggiungere in pochi minuti i 12 chilometri di una costa da cartolina, apprezzare le varie facce dell’artigianato locale ma, soprattutto, si può godere di un’umanità di altri tempi. I salvesi ti aprono il cuore e le loro case con molta generosità; creano sempre momenti di convivialità intorno a tavole imbandite di ogni prelibatezza locale.»

Ecco cosa visitare a Salve, Lecce
Un panorama su Salve (Foto © TurismoVacanza).

Salve: dove si trova il borgo in provincia di Lecce

Salve si trova nel Capo di Leuca, versante ionico del Salento meridionale. Siamo nel lembo estremo d’Italia, nella “Terra tra due Mari” (Adriatico e Ionio) che è stata crocevia secolare di popolazioni che hanno lasciato tanti segni del loro passaggio.

La costa, a poco più di 10 km dal centro storico, offre scogliere scoscese e un mare cristallino che al tramonto accoglie il sole creando effetti scenici impareggiabili. Qui vanno visitate le marine di Pescoluse, Torre Pali, Posto Vecchio e Lido Marini, con spiagge insignite della Bandiera Blu.

L’interno è un magnifico esempio di macchia mediterranea con terra rossa e ulivi secolari insieme a costruzioni preistoriche e messapiche che rivelano una tradizione contadina ancora presente. Molto suggestive sono le lìame e le paiare, le tipiche case in pietra pugliesi con le volti a botte che sono state recupate con sapienza diventando abitazioni o strutture ricettive.

Cosa visitare a Salve in provincia di Lecce
Un’antica casa in petra nella campagna salvese (Foto © TurismoVacanza).

Cosa visitare a Salve

Nel piccolo centro storico colpiscono il silenzio, l’ordine generale e la cura delle abitazioni che esibiscono facciate ben restaurate, nel rispetto dell’architettura originaria.

In piazza Concordia spicca l’elegante Palazzo Carida Ramirez, un edificio ottocentesco su due livelli con una bellissima terrazza panoramica. Oggi è sede dell’IAT (ufficio turistico) e contiene un piccolo museo con telai antichi curati dall’Associazione culturale Archès.

Quest’ultima, oltre a promuovere la conoscenza del territorio con iniziative e visite guidate condotte da archeologi e professionisti di altissima preparazione e garbo (Info: www.associazionearches.it), negli ultimi anni si sta dedicando a riportare in voga la tradizione artigiana della tessitura con telai orizzontali a mano, di cui vanta una collezione di 30 esemplari del Seicento, tutti perfettamente funzionanti.   

L’arte della tessitura: la testimonianza di Melissa Calò

È appassionante ascoltare i racconti di Melissa Calò, giovane salentina che dopo una laurea in Comunicazione e un Master è tornata in Puglia per promuoverne cultura e tradizioni. Per lei, la tessitura è stata una folgorazione, al punto da farla commuovere: da quel momento non ha più smesso di approfondire questa tecnica, sia in prima persona che organizzando corsi e laboratori che riscuotono sempre più interesse.

Melissa Calò: Tessitura con telaio orizzontale
Melissa Calò mentre lavora ad un telaio orizzontale leccese (Foto © TurismoVacanza).

La bellezza dei manufatti realizzati insieme ad altri artigiani, rivelano maestrìa ed esercizio ma soprattutto sono il frutto di cuore e passione. Basti pensare che hanno attirato l’attenzione della casa di moda Dior che in Salento ha organizzato più di una sfilata e ha commissionato una fornitura dei suoi preziosi tessuti.

Chiese e devozione popolare a Salve

Alla destra di palazzo Ramirez si erge la Chiesa Madre di San Nicola Magno. Risalente probabilmente al VI secolo, al suo interno custodisce l’organo a canne più antico di Puglia, due altari (uno dedicato a S. Nicola e l’altro all’Immacolata), oltre a tele dal Seicento fino ai primi del Novecento.

Salve: Chiesa Madre di San Nicola Magno
Chiesa Madre di San Nicola Magno (Foto © TurismoVacanza).

A pochi passi, la Chiesa di Sant’Antonio da Padova (della seconda metà del Novecento) si fa notare per la facciata in pietra leccese e l’ingresso ad arco a tutto sesto sulla cui sommità spiccano una croce e un rosone centrale. L’interno, piccolo e intimo, è pregno di spiritualità ed è impreziosito – ai due lati – da affreschi della seconda metà del Cinquecento rappresentanti l’Annunciazione e il Giudizio Universale.

Chiesa S. Antonio da Padova a Salve
Il “Giudizio Universale” nella Chiesa S. Antonio da Padova (Foto © TurismoVacanza).

Una terza chiesa da vedere è fuori dal centro, accanto al cimitero comunale e in un antico convento di Cappuccini: è la Cappella di Santa Teresa, inizialmente intitolata a San Francesco d’Assisi. Negli anni Venti, a Salve è arrivata una reliquia della Santa tanto venerata in territorio salentino e questo ha accresciuto la devozione dei fedeli che festeggiano Teresa il 1 ottobre. Uno degli oggetti più preziosi della cappella è una statua in cartapesta realizzata dall’artista Giuseppe Manzo.

I frantoi ipogei e la piaga della Xilella

Tre le tappe da non mancare nel cuore di Salve c’è il frantoio ipogeo “Le Trappite”, un reperto di archeologia industriale del Seicento completamente costruito sotto il suolo.

Colpisce la completezza della struttura che delinea il ciclo completo della molitura delle olive, dalle botole da cui si scaricavano i frutti condotte sul posto dai carri, alle macine in pietra, dalle basi dei torchi per la spremitura alle canalette sul pavimento.

Frantoio ipogeo Le Trappite, a Salve Lecce
Frantoio ipogeo Le Trappite, nel centro di Salve (Foto © TurismoVacanza).

Le Trappite, insieme ad una trentina di altri frantoi ipogei rinvenuti sul territorio, dimostra quanto la lavorazione delle olive in Puglia abbia origini secolari. Ciò rende ancora più triste l’attuale situazione in cui il batterio della Xilella ha devastato il paesaggio e l’intero settore dell’olivicoltura.

Gli agricoltori locali spiegano che sono state impiantate nuove piante più resistenti ma che richiederanno molti anni prima di dare i loro frutti.

Archeologia e civiltà contadina

Il borgo di Salve è una destinazione immancabile per gli appassionati di storia e di archeologia perchè l’intero territorio è ricco di grotte e ripari preistorici con affreschi o iscrizioni, fornaci d’età romana, cittadelle messapiche, masserie e antichi frantoi più o meno agibili.

A testimoniare la presenza di civiltà umane nel territorio di Salve già 70.000 anni fa ci sono una grotta preistorica e un villaggio di epoca messanica, abitato dal 1550 a.C. fino al 1400 a.C. rinvenuto nelle vicinanze de “La Chiusa della Masseria dei Fani“.

Un altro antico centro abitato denominato “Spigolizzi” è emerso nella località che porta ancora questo nome e che risalirebbe all’Età del Bronzo Medio, intorno al XVI secolo a.C..

Spigolizzi: la storia di Patience Gray e Norman Mommens

Concedetevi qualche ora proprio in Masseria Spigolizzi per conoscere una storia di amore e arte che vi lascerà una fortissima emozione.

Salve, Masseria Spigolizzi
La masseria di Patience Gray e Norman Mommens (Foto © TurismoVacanza).

Qui negli anni Settanta, dopo aver viaggiato e vissuto in Catalogna e nelle Cicladi (Naxos), si trasferirono la scrittrice e giornalista inglese Patience Gray insieme a Norman Mommens, scultore fiammingo che per lei lasciò la moglie. Scelsero una vecchia masseria in pietra dove vissero fino alla morte avvenuta nel 2001 per Norman e nel 2005 per Patience.

Con pochi agi e a contato con la natura, trasformarono il luogo in un museo ricco delle opere di Norman, alcune delle quali hanno raggiunto i più prestigiosi musei internazionali. Patience invece continuò a fare la corrispondente dell’Observer e a scrivere libri diventati bestseller internazionali come Plats du Jour, with Primrose Boyd (Penguin Books, 1957),  An Apulian Bachelor e Honey from a Weed.

Fasting and Feasting in Tuscany (1986), forse il volume di maggior successo, raccoglie moltissime ricette che Patience ricevette da massaie, contadini e cuochi durante i viaggi effettuati insieme al compagno tra Carrara, la Catalogna e la Grecia.

Oggi la memoria dei due eclettici artisti è promossa da Nicholas Gray, figlio di Patience che si trasferì qui con la moglie per assistere la madre negli ultimi anni di vita.

Santa Maria di Leuca: “ai confini della terra”

Con un mare da sogno e una costa tutta da esplorare, Santa Maria di Leuca è una delle località estive più gettonate. I Romani la definivano “de finibus terrae” (ai confini della terra) perché è collocata  sul tacco d’Italia.

Santuario di Santa Maria di Leuca (Foto © TurismoVacanza).

Nella piazza principale del paese ospita il Santuario di Santa Maria di Leuca o Santa Maria de Finibus Terrae con un antichissimo organo al suo interno. Da ammirare anche Punta Ristora, il vivace Porto Turistico, le ville ottocentesche, le grotte marine e la cascata monumentale.     

Leuca Piccola: l’autogrill esisteva già nel 1700

Tante sono le chiese e i luoghi di culto nel Capo di Leuca; d’altra parte è il territorio interessato dai cosiddetti “Cammini di Leuca”, i percorsi attraversati dai pellegrini.

La destinazione era il citato Santuario di Leuca ma, per riposare, si fermavano a Barbarano del Capo (frazione di Morciano di Leuca) presso il Complesso monumentale di Santa Maria del Belvedere, conosciuto come “Leuca Piccola” e risalente alla fine del XVII secolo.

Santa Maria del Belvedere o Leuca Piccola
Santa Maria del Belvedere o Leuca Piccola (Foto © TurismoVacanza).

Il figlio del feudatario locale Annibale Capece, lo strutturò come una sorta di “autogrill” ante litteram, erigendolo intorno ad una chiesa preesistente e a pozzi con acqua a 20 metri di profondità.

Il complesso, infatti, prevedeva una locanda, delle stalle per il ricovero degli animali, un maniscalco e un albergo scavato sotto terra per alloggiare i pellegrini.

Tra le varie iscrizioni incise sulle pareti a fini pubblicitari e per indirizzare i visitatori verso le varie attrazioni del sito, la più curiosa esortava alla morigeratezza gli avventori della locanda attraverso 10 P: “Parole Poco Pensate Portano Pena, Perciò Prima Pensa Poi Parla“.

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