Cappella Sistina: sapori d’arte nella capitale italiana

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Tra i monumenti più visitati nel Vaticano, la Cappella Sistina riesce a togliere il fiato più di altri tesori della città eterna.

La Cappella Sistina prende il nome da papa Sistino IV della Rovere. La realizzazione dell’opera ebbe inizio nel 1447 e si concluse il 15 agosto 1483, quando la Cappella Sistina, dedicata alla Vergine Assunta, venne inaugurata dal Papa. È considerata uno dei maggiori tesori dei Musei Vaticani e, secondo alcuni studiosi, le dimensioni dell’aula ricalcherebbero quelle del grande Tempio di Salomone a Gerusalemme. 

La Cappella Sistina è molto nota per gli affreschi che la decorano, in particolare per le opere di Michelangelo Buonarroti che affrescò la splendida volta e la parete dietro l’altare. Michelangelo non è l’unico però ad aver contribuito alla realizzazione della Cappella Sistina: infatti, vennero incaricati altri pittori per decorare le pareti, da Sandro Botticelli a Domenico Ghirlandaio e Pietro Perugino. 

Le dimensioni della Sistina fanno pensare a quelle di una Basilica, di forma rettangolare. La volta, come abbiamo già detto, è stata dipinta da Michelangelo e rappresenta le storie della Genesi e altri personaggi storici dell’Antico Testamento.

L’ingresso principale della Cappella è preceduto dalla grandiosa sala Regia, zona destinata alle udienze. L’illuminazione, assicurata dalle finestre centinate, accentua i colori brillanti e cangiati degli affreschi: dal punto di vista figurativo, tutta la volta è considerata un vero e proprio inno al corpo umano. Ogni muscolo viene messo in evidenza come una vera scultura e lo sfondo architettonico passa del tutto in secondo piano.   

Il Giudizio Universale è uno degli affreschi più famosi al mondo, realizzato da Michelangelo Buonarroti per decorare la parete dietro dell’altare della Cappella Sistina. Quattrocento figure e cinque anni di lavoro, questi sono gli straordinari numeri del Giudizio Universale. L’affresco, nella sua complessità, si divide in diverse sezioni, aprendosi in un cielo infinito, animato da figure apparentemente statiche ed estranee ma allo stesso unite e dinamiche tra loro. Assistiamo ad un vero e proprio movimento rotatorio, dai risorti ai dannati: al centro, spicca un Cristo scultoreo, che con gesto potente, sembra voler imporre una sentenza eterna. Di fronte a noi abbiamo una serie di atteggiamenti che il corpo umano possa mai assumere, attribuendo, così, alla sua nudità un ruolo fondamentale. 

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