Sulle tracce dei templari: a Castelforte la chiesa di Santa Maria in Pensulis

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Tra storia, archeologia e ordini cavallereschi lungo l’antica Via Francigena del Sud

Tra le colline dell’entroterra del Golfo di Gaeta, nel territorio di Castelforte, si trova un luogo avvolto da storia e suggestione: la Chiesa di Santa Maria in Pensulis. Inserita lungo l’antica Via Francigena del Sud, questa chiesa rappresenta una testimonianza significativa del Medioevo, in un contesto in cui spiritualità, archeologia e ordini cavallereschi si intrecciano, lasciando tracce di un passato ancora oggi carico di mistero.

Situata nell’omonima contrada, la chiesa faceva parte di un complesso monumentale di grande interesse storico e architettonico. Già il nome “in Pensulis” apre a diverse interpretazioni: dal latino pensile, potrebbe riferirsi a un edificio sospeso o sopraelevato – ipotesi avvalorata dalla posizione dominante della chiesa rispetto alla campagna circostante – oppure richiamare la presenza di una struttura preesistente su cui l’edificio sacro sarebbe sorto.

L’attuale chiesa, risalente approssimativamente al XII secolo d.C., è infatti il risultato di una stratificazione architettonica che attraversa epoche diverse. Le sue fondamenta poggiano sui resti di una villa rustica romana, una tipologia edilizia piuttosto diffusa nell’antico Latium. Secondo alcune ipotesi, la villa sarebbe appartenuta a Zeto, patrizio romano noto per aver ospitato il filosofo Plotino. A testimoniare questo passato remoto vi sono i numerosi ritrovamenti archeologici nella campagna circostante, tra cui sarcofagi databili tra il I e il II secolo d.C. Non manca chi ama immaginare che lo stesso sarcofago di Zeto giaccia ancora nascosto tra i resti sepolcrali della zona.

La costruzione della chiesa sarebbe legata a un evento storico di grande rilievo: la Battaglia del Garigliano, combattuta nel X secolo durante il pontificato di Giovanni X. Si trattò di una vera e propria “crociata ante litteram” contro le incursioni saracene alla foce del fiume Garigliano, culminata in una vittoria che il Pontefice volle celebrare con un edificio votivo. Santa Maria in Pensulis sorgerebbe dunque come simbolo di ringraziamento per quell’impresa militare.

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Sotto l’edificio sono ancora visibili cinque corridoi paralleli con volte a botte, probabilmente utilizzati in origine come magazzini e successivamente trasformati in cripte con l’avvento della funzione religiosa. La chiesa presenta una pianta basilicale a tre navate, scandite da archi a tutto sesto, priva di abside. In origine ospitava tre cappelle dedicate a San Lorenzo, San Donato e Santa Maria del Cancello.

La facciata orientale è caratterizzata da un rosone centrale incorniciato da due lesene laterali, un elemento architettonico ricorrente negli edifici sacri medievali. Un’ampia scalinata in pietra locale conduce a un piano rialzato dove si trova l’unica cappella ancora integra, dedicata a Santa Maria in Pensulis.

Ed è proprio qui che emergono le tracce degli ordini cavallereschi: sul primo gradino della scalinata è scolpita in rilievo la Croce dei Cavalieri di Malta. Sebbene distinta dall’Ordine dei Templari, si tratta di un’altra importante istituzione cavalleresca nata in Terra Santa nel 1048, protagonista della storia del Mediterraneo e tuttora esistente, seppur con finalità e struttura profondamente mutate.

Il complesso di Santa Maria in Pensulis può dunque essere considerato, insieme ad altri siti del territorio, un presidio dei monaci guerrieri lungo l’antica Via Francigena del Sud. Un itinerario storico e spirituale che continua a svelare segreti e a raccontare un passato in cui fede, guerra e mistero si intrecciavano indissolubilmente.

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