Dal MeVe di Montebelluna alle fortificazioni della laguna, dal Passo Valparola al Monte Grappa: un itinerario nei luoghi del primo conflitto mondiale dove musei, paesaggi, cantine e storie individuali restituiscono il volto contemporaneo di una regione profondamente segnata dalla guerra
Un ufficiale medico torinese che allestisce un posto chirurgico a ridosso delle trincee, una donna che conserva per tutta la vita 189 lettere del marito legate con un nastro rosso, un fornaio costretto durante un bombardamento a scegliere tra il figlio e il mulo. Il Veneto della Grande Guerra non è soltanto un catalogo di date e battaglie, ma un territorio che ha imparato a convivere con le proprie cicatrici e nel quale la grande Storia riemerge attraverso vicende individuali, oggetti quotidiani e paesaggi ancora segnati dal conflitto.

Nelle gallerie scavate per nascondere munizioni oggi si affinano spumanti. Pendii sventrati dalle esplosioni sono diventati giardini botanici dedicati alla biodiversità. Un forte bombardato è un ricchissimo museo tenuto in vita dalla passione di un uomo che, fin da bambino, recupera reperti bellici. Seguendo questi luoghi si scopre un Veneto molto diverso da quello delle rotte turistiche più conosciute: dal Montello alla laguna, dalle Dolomiti al Grappa, con il Piave a fare idealmente da filo conduttore.
Una villa seicentesca, un ospedale da campo, un memoriale
Il viaggio nel Veneto della Grande Guerra comincia da Montebelluna, dentro Villa Correr Pisani, dimora del Seicento che durante il conflitto fu requisita come ospedale da campo e oggi ospita il MeVe-Memoriale Veneto della Grande Guerra, diretto da Monica Celi.

Chi si aspetta le solite vetrine con armi, baionette e uniformi resterà spiazzato perché il percorso mette al centro del racconto soprattutto le persone travolte dalla guerra. Le lettere esposte, scritte con calligrafie incerte e talvolta con qualche errore di ortografia, non raccontano eroismi ma nostalgia di casa, l’attesa di un pacco con qualche bene indispensabile e la speranza che tutto finisca presto.

Fino al 25 aprile 2027 il museo ospita “Comunicare in guerra. Segnali, codici, propaganda“, mostra che sposta l’attenzione sul fronte meno visibile dell’informazione: dai colombi viaggiatori al telefono da campo, dalle trasmissioni radio ai codici cifrati, fino al Marconiphone V2, che contribuì alla diffusione della radio nelle case italiane, e a una macchina Enigma, il dispositivo di cifratura utilizzato dalle forze armate tedesche.
Un pannello è dedicato al “bollettino Cadorna“, il comunicato n. 887 del 28 ottobre 1917 che dopo Caporetto scaricò sui soldati della 2ª Armata la responsabilità del crollo del fronte, accusandoli di essersi ritirati senza combattere. Quel messaggio oscurò le responsabilità del comando e contribuì a diffondere l’immagine della presunta vigliaccheria delle truppe. A oltre un secolo di distanza, la sezione rappresenta un caso studio sulla propaganda, sul controllo dell’informazione e sulla verifica delle fonti.

Accanto ai documenti sono esposti il pane di guerra (Kriegsbrot), impastato con farina scadente, segatura, torsoli e scarti, e uno testimonianze dedicate al lavoro delle donne che furono operatrici radio, interpreti e dattilografe cifratrici, assumendo un ruolo cruciale nella trasmissione e intercettazione delle informazioni.
Cavallino Treporti, quando Venezia si difendeva dal mare
Da Montebelluna, seguendo il Piave, il racconto scivola verso la costa. Cavallino Treporti, oggi identificato con spiagge, dune e turismo naturalistico, fu un caposaldo del sistema difensivo di Venezia. Fu creato, infatti, un articolato sistema di batterie costiere, torri telemetriche, caserme e depositi di munizioni.
Quella rete si visita lungo la Via dei Forti e nel Museo Batteria Vettor Pisani, ricavato all’interno di una fortificazione costruita per proteggere l’accesso alla laguna.
Fotografie, documenti e installazioni multimediali ricostruiscono il sistema difensivo, ma ancora una volta sono gli oggetti personali a ridurre la distanza con chi visse quegli anni: carte da gioco consumate, pipe, utensili ottenuti dai bossoli e piccoli manufatti realizzati dai soldati durante le lunghe ore di attesa. Una delle sezioni più intense è quella epistolare: è qui che si trova la storia di Augusto Tonetto e di sua moglie Cecilia, che conservò per tutta la vita 189 lettere del marito dal fronte, legate con un nastro rosso.

A pochi passi, la Locanda Zanella è uno dei ristoranti storici della zona, con oltre centovent’anni di attività. Gestita dal 1998 dalla famiglia Mavaracchio, propone pesce, pasta fresca e risotti che raccontano una cucina di confine tra laguna e mare aperto.

Passo Valparola, sulle tracce dei “recuperanti”
Si sale poi verso le Dolomiti, dove si combatteva la cosiddetta “guerra bianca”, a ben 2.192 metri di quota. Al Passo Valparola sorge il Forte Tre Sassi, costruito dall’Impero austro-ungarico tra il 1897 e il 1901 per controllare il collegamento tra la Val Badia e il Passo Falzarego e danneggiato dai bombardamenti italiani nei primi mesi del conflitto.

Oggi è un museo gestito da Loris Lancedelli che, insieme ad altri, da oltre sessant’anni batte questi versanti alla ricerca di reperti. Nel Bellunese uomini come lui sono chiamati “recuperanti“, cioè persone che, spesso fin da bambini, percorrono i vecchi campi di battaglia riportando alla luce oggetti rimasti sul terreno.
Durante la visita al museo lo sguardo non smette di muoversi da una parte all’altra, incuriosito da un’infinità di oggetti che vanno ben oltre le armi: munizioni, cucine da campo, uniformi ed elmetti si affiancano a fotografie, stoviglie, strumenti chirurgici, libretti di preghiera e utensili. Oggetti ordinari che mostrano quanto il freddo, la neve, la fame e l’isolamento potessero essere pericolosi quanto i combattimenti.

Tra le vetrine spicca una curiosità che dice molto sulla medicina di allora: locandine d’epoca del Vin Mariani, tonico ideato nel 1863 mescolando vino di Bordeaux e foglie di coca, usato in guerra contro la cosiddetta “sindrome da strapazzo”, cioè per sostenere i soldati sottoposti a sforzi estremi.
Poco distante, il Rifugio Valparola – 24 posti letto con vista sul Lagazuoi – è una base ideale per camminare tra le trincee ancora visibili.

A pochi chilometri, Cortina d’Ampezzo ha un legame meno scontato con quella stagione: Ernest Hemingway prestò servizio qui come autista della Croce Rossa americana, trovando ispirazione per alcune delle sue opere e contribuendo a fissare nell’immaginario internazionale l’immagine di un territorio sospeso tra bellezza alpina e tragedia bellica.

Villa Sandi, dove le gallerie militari custodiscono il vino
Scendendo verso il Montello, le pareti dolomitiche lasciano progressivamente spazio a un paesaggio più dolce fatto di colline, vigneti e ville venete. Tra queste, merita una visita Villa Sandi, a Crocetta del Montello, dimora palladiana del XVII secolo che è sede dell’omonima azienda che produce il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG.

Sotto la villa, tra sette e dieci metri di profondità, corre una rete di gallerie lunga oltre un chilometro che, durante la guerra fu usata come deposito di munizioni e via di collegamento protetta. Attualmente gli stessi cunicoli sono destinati all’affinamento di migliaia di bottiglie di spumante. Difficile trovare un’immagine più diretta di come il Veneto abbia riconvertito le proprie infrastrutture belliche in economia di pace.

Chi vuole prolungare la sosta, può fermarsi alla Locanda Sandi per una buona cucina veneta a base di pasta fresca fatta in casa, lumache e carni alla griglia. Poco distante, il Boutique Hotel Municipio 1815 a San Pietro di Barbozza (TV) racconta un’altra piccola storia di resilienza: nato come sede comunale, fu danneggiato dalla guerra, ricostruito e trasformato prima in scuola e, dopo anni di abbandono, in struttura ricettiva.
Sul Grappa, un giardino nato per ricostruire il paesaggio
Sul Massiccio del Grappa il paesaggio stesso parla più dei musei. Il Giardino Vegetazionale Astego, a Crespano di Pieve del Grappa (TV), nacque nel 1920 come vivaio forestale del Corpo Forestale dello Stato per restituire vita a un territorio devastato. Tra terrazzamenti in pietra costruiti a mano subito dopo il conflitto crescono oggi orchidee spontanee, antiche varietà di rose e piante alimurgiche, ossia quelle erbe selvatiche che nei momenti di carestia garantirono la sopravvivenza delle comunità locali.

Un breve spostamento in auto e si raggiunge il Museo della Grande Guerra di Crespano (TV), con oltre mille reperti dal Massiccio del Grappa. Nelle sue sale, un’epigrafe in pietra recuperata dallo storico Luigi Capovilla ricorda Andrea Marro, maggiore medico della Croce Rossa Italiana e primario dell’Ospedale Maggiore di Torino.

Durante il conflitto organizzò posti chirurgici a ridosso del fronte, permettendo di operare rapidamente i feriti senza sottoporli ai lunghi e rischiosi trasferimenti verso gli ospedali di retrovia. Sul Grappa la sua équipe lavorò tra baracche, ricoveri scavati nella roccia e sale operatorie allestite in condizioni estreme. Nel museo è stata ricostruita proprio una camera operatoria di quell’ospedale da campo.

Bassano del Grappa tra storia e rinascita
L’ultima tappa è Bassano del Grappa (VI), durante il conflitto importante centro logistico, ospedale militare e punto di passaggio per migliaia di uomini diretti verso il fronte.

Lo storico Loris Giuriatti accompagna i visitatori alla scoperta della città e anche di episodi minori ma capaci di restituire la durezza degli anni bellici. Uno dei più duri riguarda la vicenda di un fornaio costretto, durante un bombardamento, a decidere se salvare il figlio o il mulo. Un dilemma difficile da comprendere con gli occhi di oggi, ma che rivela la durezza di un’epoca in cui da un animale da lavoro poteva dipendere il sostentamento di un’intera comunità.
Il simbolo della città resta il Ponte degli Alpini, ricostruito più volte nei secoli e da cui passarono migliaia di soldati diretti verso uno dei fronti più duri della guerra. Oggi è affollato di turisti curiosi richiamati dal Brenta e dall’eleganza di una cittadina piacevole e tranquilla.
A pochi passi, all’interno di un palazzo seicentesco appartenuto alla famiglia Manfrotto, si trova la Libreria Palazzo Roberti, considerata una delle librerie indipendenti più significative d’Italia. Dei tre piani, quello Nobile conserva un salone affrescato utilizzato per incontri con gli autori, presentazioni ed eventi culturali.

Per una sosta più conviviale, la Taverna Al Ponte propone taglieri di salumi e formaggi, spuntini, piatti a base di baccalà da accompagnare con i vini del territorio. Per l’aperitivo, invece, c’è il Mezzo e Mezzo, nato negli anni Settanta dall’intuizione di un cliente della vicina distilleria Nardini. Si prepara con vermouth rosso, liquore al rabarbaro con seltz e scorza di limone: un piccolo rito cittadino che sopravvive intatto da mezzo secolo.
Dove fermarsi lungo il percorso
Cavallino Treporti – Locanda Zanella, Piazza Santissima Trinità 5/6, Treporti. Tel. +39 041 5301773 – www.locandazanella.com
Passo Valparola – Rifugio Valparola (ristoro e 24 posti letto), Livinallongo del Col di Lana (BL). Tel. +39 0436 866556
Valdobbiadene – Locanda Sandi, via Tessere 1, loc. Zecchei (TV). Cell. +39 335 7454718 – www.locandasandi.it
Boutique Hotel Municipio 1815, Borgo Berti 6 (TV). Tel. +39 0423 975414 – www.municipio1815.it
Cadore – Hotel e Ristorante Bel Sit Dolomiti, via Rusecco 57, Valle di Cadore (BL). Tel. +39 0435 30227
Bassano del Grappa – Taverna al Ponte, via Angarano 2. Tel. +39 0424 503662
Per organizzare il viaggio: il sito del MeVe – Memoriale Veneto della Grande Guerra raccoglie le informazioni sull’intera rete di musei e forti aderenti al progetto regionale “Valori di Pace nel Veneto della Grande Guerra”, oltre ai dettagli sulla Veneto MyCard, il pass che dà accesso a tante destinazioni regionali.



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