Per lungo tempo lontano dai grandi flussi turistici, oggi l’itinerario tra Castelmezzano e Pietrapertosa conquista chi cerca paesaggi spettacolari, borghi scolpiti nella roccia ed esperienze adrenaliniche a contatto con la natura
Nel cuore della Basilicata c’è un territorio che sfugge a ogni definizione. Non sono Alpi, non sono Appennini. Hanno qualcosa delle Dolomiti, certo, ma anche delle antiche città di pietra del Medio Oriente, dei canyon americani, delle sculture che il vento realizza nei deserti. Non c’è nulla di artificiale, è stato il tempo a scolpire un paesaggio unico dove storia, natura, avventura e tradizioni convivono in un equilibrio raro che sorprende il visitatore fin dal primo sguardo.

Il viaggio inizia molto prima di arrivare a Castelmezzano o Pietrapertosa, i due borghi che sembrano emergere dalle rocce. La strada attraversa colline morbide, boschi e le vallate tipiche dell’Appennino meridionale. Poi, quasi senza preavviso, la scena cambia e dal verde emergono gigantesche guglie di pietra che sembrano esplodere verso il cielo; forme così insolite da apparire quasi irreali.
Dove si trovano le Dolomiti Lucane
Le Dolomiti Lucane occupano il cuore della Basilicata, all’interno del Parco Regionale Gallipoli Cognato e Piccole Dolomiti Lucane, tra la provincia di Potenza e quella di Matera.
Nonostante il nome, non hanno alcun legame geologico con le Dolomiti del Nord Italia ma il richiamo nasce esclusivamente dall’aspetto delle montagne: una successione di pinnacoli, torrioni, pareti verticali e creste frastagliate che ricordano il profilo delle Pale di San Martino o delle Dolomiti Bellunesi.
In realtà la loro origine è completamente diversa. Le Dolomiti Lucane nacquero circa 15 milioni di anni fa, quando nell’area non esistevano boschi né paesi ma il fondale di un antico mare. Sabbie e sedimenti si trasformarono lentamente in una compatta arenaria che, nel corso di milioni di anni, è stata modellata con pazienza da vento, acqua e sbalzi termici. Il risultato è uno straordinario laboratorio naturale a cielo aperto.
Gli abitanti hanno imparato a leggere queste montagne come un libro e a molte di esse hanno dato nomi evocativi come Grande Madre, Becco della Civetta, Incudine e Aquila Reale. Il motivo si intuisce soprattutto quando la luce cambia durante la giornata e le ombre trasformano il profilo delle pareti facendo comparire figure che sembrano scolpite dalla fantasia prima ancora che dalla natura.
Un paesaggio dove la natura detta ancora le regole
Uno degli aspetti che colpiscono maggiormente in questo viaggio è il silenzio. Non è quello assoluto della montagna d’alta quota ma quello di un territorio dove la presenza dell’uomo ha inciso il meno possibile sulla forza della natura.
Le guglie rocciose emergono da boschi di cerri, lecci, aceri e ginestre che cambiano colore a ogni stagione. Nei canaloni più impervi trovano rifugio rapaci come il nibbio reale, il falco pellegrino e il gheppio, mentre tra le rocce crescono specie botaniche rare, adattate a vivere dove apparentemente non esisterebbero le condizioni per farlo. La Basilicata è anche uno dei principali scrigni di biodiversità dell’Italia meridionale, custode di migliaia di specie vegetali e numerosi endemismi distribuiti tra montagne, boschi, calanchi e aree protette.

Castelmezzano e Pietrapertosa, due borghi spettacolari
Se si osservano dall’alto sembrano quasi guardarsi negli occhi. Castelmezzano e Pietrapertosa sorgono sui versanti opposti dello stesso sistema montuoso e sono separati da poche centinaia di metri in linea d’aria. In realtà, sono uniti da secoli di storia, tradizioni e, oggi, anche da una delle esperienze turistiche più spettacolari d’Italia: il Volo dell’Angelo.
Entrambi fanno parte del circuito dei Borghi più belli d’Italia ma la loro bellezza nasce dalla simbiosi tra uomo e natura: muri, scale, archi e vicoli sembrano nascere direttamente dalla roccia creando un contesto architettonico che difficilmente si incontra altrove.
Le case si sostengono reciprocamente seguendo ogni piega della montagna e, spesso, sono la montagna stessa. I muri in pietra condividono lo stesso colore delle pareti circostanti e, in alcuni punti, è difficile distinguere dove finisca la roccia e dove inizi l’architettura. È il risultato di secoli durante i quali i lucani si sono adattati rispettosamente al paesaggio, senza volerlo stravolgere.
Castelmezzano, il paese dove la montagna entra nelle case
📍 Prima di partire
L’app gratuita “Vivi Castelmezzano” offre un tour virtuale immersivo del borgo e raccoglie informazioni su itinerari, attrazioni, eventi e servizi, aiutando a pianificare la visita già prima dell’arrivo.
Castelmezzano ci sorprende già all’ingresso. La strada attraversa una gola scavata nella roccia e, dopo una galleria ottocentesca, il borgo compare improvvisamente davanti agli occhi. Le abitazioni si susseguono una accanto all’altra e i loro tetti in coppi disegnano una trama regolare che termina contro le enormi pareti rocciose. Queste ultime incombono sul paese come quinte teatrali, quasi a trasmettere un senso di protezione.
Secondo la leggenda, il primo nucleo urbano sarebbe stato fondato da Paolino, un pastore deciso a nascondersi tra le montagne per sfuggire alle frequenti incursioni saracene. La stessa radice latina del nome, “Castrum Medianum”, ne indica proprio un luogo fortificato dal momento che, per secoli, le montagne sono state una difesa naturale contro gli invasori. Oggi sono diventate il patrimonio più prezioso di un borgo che conta poco più di settecento abitanti e che, negli ultimi vent’anni, è diventato uno dei simboli della rinascita dei borghi italiani.

Il centro storico e la Chiesa di Santa Maria dell’Olmo
Il centro storico di Castelmezzano si percorre piacevolmente a piedi, salendo e scendendo scale, attraversando sottopassi scavati nella roccia, piccoli slarghi e vicoli tanto stretti da lasciare passare appena due persone.
Piazza Emilio Caiazzo, cuore della vita del borgo, è dominata dalla Chiesa di Santa Maria dell’Olmo. La facciata in pietra locale racconta secoli di storia grazie a dettagli come l’architrave decorato con figure animali, le colonne romaniche e la Madonna lignea del XIII secolo conservata all’interno.

Intorno alla piazza si aprono balconi fioriti, antichi palazzi in pietra e scorci che sembrano disegnati per essere instagrammabili, anche se nessuna immagine riesce a restituire la sensazione di serenità che si avverte.
Castelmezzano, però, non rivela soltanto la propria storia medievale. Tra le vie del paese riaffiorano tracce dei Longobardi, dei Normanni e persino dei Cavalieri Templari, la cui presenza è ancora oggi ricordata nello stemma comunale e in alcuni simboli disseminati nel borgo.

Castrum Medianum, l’antica roccaforte normanna
Partendo da Piazza Caiazzo, la Gradinata Normanna scavata direttamente nella roccia conduce verso i resti del Castrum Medianum, l’antica fortificazione normanna costruita su precedenti insediamenti longobardi. Dell’antico castello restano alcuni tratti delle mura, una cisterna e parte della cinta difensiva.
Da quassù la valle del Basento appare come una lunga linea verde che separa montagne e colline, mentre le cime rocciose sembrano così vicine da poterle sfiorare. È facile immaginare perché questo fosse uno dei punti di controllo più importanti dell’intera valle.
Al tramonto, Castelmezzano cambia ancora volto. Le rocce si colorano di sfumature rosate, le ombre si allungano sulle facciate in pietra e il paese sembra tornare lentamente al ritmo con cui ha vissuto per secoli. È in quel momento che si comprende come sia proprio il tempo rallentato il vero lusso delle Dolomiti Lucane.

Il Volo dell’Angelo, lanciarsi nel vuoto per abbracciare la natura
Fino a pochi decenni, l’isolamento di Castelmezzano aveva favorito l’emigrazione di intere generazioni e, come molti paesi dell’Appennino meridionale, anche questo borgo sembrava destinato a un lento spopolamento.
Poi il sindaco Nicola Valluzzi, nei primi anni Duemila, iniziò a guardare a quelle montagne non più come un limite, ma come una straordinaria opportunità. Dopo aver superato lunghi intoppi burocratici, nel 2007, riuscì a concretizzare il progetto del Volo dell’Angelo, trasformando lo spazio tra Castelmezzano e Pietrapertosa in un’esperienza unica.
Imbracati a un cavo d’acciaio, ci si lancia da un versante all’altro sospesi nel vuoto, raggiungendo velocità che possono superare i 110 chilometri orari. Per qualche secondo scompare qualsiasi riferimento; il cervello cerca ancora un punto d’appoggio che non esiste più. Davanti c’è il cielo. Ai lati, i pinnacoli di arenaria e sotto, centinaia di metri di vuoto. L’adrenalina è inevitabile ma altrettanto intensa è la sensazione di leggerezza.
Chi arriva pensando soltanto a un’attrazione estrema scopre invece un modo completamente nuovo di osservare il paesaggio. Le montagne non sono più qualcosa da contemplare a distanza e diventano uno spazio da attraversare, il che rende il Volo dell’Angelo un’esperienza difficile da dimenticare.
I biglietti, singoli o di coppia, sono acquistabili in formato elettronico tramite la procedura online su www.volodellangelo.com e permettono di effettuare un volo d’andata e uno di ritorno, con partenza a scelta da uno dei due Comuni ospitanti le stazioni dell’impianto. La stagione turistica resterà aperta fino al dicembre 2026 (verificare le giornate di apertura sul sito web).

Da provare anche la Slittovia
Insieme al Volo dell’Angelo, Castelmezzano ha ampliato la propria offerta con la Slittovia inaugurata nel 2024. È considerata l’unica pista da slittino su rotaie in Italia che collega direttamente la montagna al centro abitato.
A bordo di un bob, da soli o in coppia, si percorrono 1.180 metri tra curve, rettilinei e cambi di pendenza. La discesa si sviluppa per 750 metri, dai 1.051 metri del Paschiere agli 881 metri del borgo, superando un dislivello di 170 metri.
La risalita, lunga 430 metri, avviene con un sistema a cremagliera alimentato da motore elettrico e attraversa anche un piccolo ponte panoramico immerso nel verde del Parco Regionale Gallipoli Cognato e Piccole Dolomiti Lucane.

L’impianto raggiunge una velocità massima di 40 km/h ed è dotato di sistemi automatici che regolano la velocità del bob e garantiscono la distanza di sicurezza tra i veicoli. Il percorso comprende anche una galleria di 18 metri e un ampio loop finale di 45 metri, che conclude la discesa con una delle curve più spettacolari dell’intero tracciato.
«Con il Volo dell’Angelo abbiamo dimostrato che Castelmezzano e le Dolomiti Lucane possono essere un riferimento per il turismo esperienziale. Con la Slittovia rafforziamo questa identità, offrendo un’attrazione adatta a tutte le età e contribuendo ad ampliare la stagione turistica», osserva il sindaco Nicola Valluzzi.
Costo: 10 € (riduzioni per bambini e corse multiple)
Info: info@volodellangelo.com – volodellangelo.com
Pietrapertosa, il paese che guarda il cielo
Se Castelmezzano conquista per la sua armonia con il paesaggio, Pietrapertosa sorprende per il coraggio con cui è stata costruita. Arrivando dal fondovalle, la prima impressione è quella di un paese quasi impossibile, un enorme anfiteatro di pietra, così perfettamente integrato nel versante che la roccia e le case sono un tutt’uno.

Le abitazioni sono sospese sulla parete rocciosa, una sopra l’altra, fino a raggiungere il Castello che domina l’intera valle.
Il nome del paese deriva dal petra pertusa, la “pietra forata”, in riferimento a una particolare apertura naturale presente nella montagna che da secoli identifica questo luogo. Con i suoi 1.088 metri di altitudine, Pietrapertosa è il comune più alto della Basilicata.
Ogni sua costruzione si è adattata alla conformazione della montagna, le stratificazioni rocciose sono diventate gradini e strade, mentre le stesse pareti costituiscono, in molti casi, i muri delle abitazioni. Piccoli orti trovano spazio tra una casa e l’altra, dove sembrerebbe impossibile coltivare qualsiasi cosa. Ogni vicolo conduce a una terrazza naturale e regala nuovi scorci sul paesaggio circostante.
Anche qui il vero piacere è passeggiare senza fretta, ascoltare le voci degli abitanti che interrompono il silenzio, osservare un gatto curioso, spiare la vita quotidiana attraverso una finestra aperta o inebriarsi del profumo che arriva dalle cucine all’ora di pranzo.
Basta un sorriso o un saluto per percepire quel senso di ospitalità tipico dei piccoli borghi dell’Italia meridionale. Non si ha mai la sensazione di entrare in un luogo costruito per i turisti ma in una comunità che ha imparato ad accogliere i visitatori senza formalismi.
L’Arabata, la piccola casbah della Basilicata
Il cuore più affascinante di Pietrapertosa è senza dubbio l‘Arabata, il cui nome racconta già la sua storia. Tra il IX e il X secolo queste montagne furono occupate da gruppi saraceni che trasformarono la parte alta del paese in una fortezza praticamente inespugnabile. Ancora oggi il quartiere conserva quell’impianto urbanistico fatto di passaggi strettissimi, vicoli ciechi, scalinate e abitazioni addossate le une alle altre, un dedalo che richiama le antiche medine del Mediterraneo.

Passeggiando tra i vicoli, il bucato steso tra le case aggiunge colore alla pietra chiara e calda fino a sera, mentre da alcune aperture il panorama si spalanca improvvisamente sulla valle del Basento, offrendo una prospettiva completamente diversa rispetto a Castelmezzano.
È facile capire perché il fotografo Henri Cartier-Bresson rimase affascinato da questo luogo durante il suo viaggio in Basilicata e perché, molti anni dopo, Stephen King abbia scelto di citare Pietrapertosa nel romanzo The Institute. Due riferimenti molto diversi tra loro, accomunati dalla forza evocativa del posto.
Convento di San Francesco d’Assisi
Ai piedi del centro storico merita una visita anche il Convento di San Francesco d’Assisi, recentemente restaurato. Fondato nel 1474 sui resti di un’antica fortificazione, per ospitare i Frati Minori Osservanti, il complesso si articola intorno a un chiostro quadrato con al centro un pozzo, decorato da colonnine lisce, basi modanate e capitelli sobriamente scolpiti. Una gradinata conduceva al piano superiore, dove nel XVI secolo si trovavano 14 celle destinate ai frati.
Il Castello Normanno-Svevo, una fortezza da film
La visita a Pietrapertosa non può dirsi completa senza raggiungere il Castello Normanno-Svevo, che domina il borgo dalla sua posizione più elevata. Dal centro storico si imbocca una scalinata che si snoda tra le case dell’Arabata.

Il percorso richiede circa quindici minuti di cammino, con alcuni tratti più ripidi, ma lo sforzo è ripagato dalla bellezza del contesto naturale e dal profumo di resina e boschi trasportato dal vento. Anche in estate, oltre a scarpe comode, conviene portare con sé una felpa leggera perchè la quota e il vento rendono l’aria fresca.

L’antica fortezza, ampliata dai Normanni su precedenti strutture saracene, conserva parte delle mura, un torrione e diversi ambienti ricavati direttamente nella roccia. Dall’alto di una posizione dominante, lo sguardo spazia senza ostacoli sulla valle del Basento. Sembra di tornare indietro nei secoli quando, da questo punto strategico, si controllavano le vie di collegamento dell’entroterra lucano.

Il panorama racconta, però, anche la fragilità di questi paesi lontani dai grandi centri che, per decenni, hanno conosciuto lo spopolamento. E racconta, allo stesso tempo, la determinazione con cui oggi cercano un equilibrio tra tutela del territorio e sviluppo turistico.
«Il turismo deve rispettare il paese prima ancora di valorizzarlo», ci spiega la sindaca di Pietrapertosa, Teresa Colucci. «Chi arriva deve trovare un borgo vivo, non un palcoscenico costruito per i visitatori.»
Il Percorso delle 7 pietre: passeggiare con le leggende
Uno dei modi migliori per entrare in sintonia con il territorio delle Dolomiti Lucane è percorrerlo a piedi, seguendo il Percorso delle 7 pietre, un sentiero che collega Castelmezzano e Pietrapertosa attraversando il fondovalle del Caperrino.
Sono poco più di due chilometri, con un dislivello contenuto e senza particolari difficoltà, adatti anche a chi desidera una passeggiata immersa nella natura. Lungo il percorso la tradizione orale prende forma attraverso installazioni artistiche, racconti e richiami alle antiche leggende popolari dedicate a streghe, magie, natura e amore. Tra queste, quella della masciara (la strega), del giovane Rocco e delle sette pietre magiche che scandiscono il cammino.
Non è necessario conoscere la leggenda prima di partire, basterà lasciarsi guidare dagli indizi disseminati lungo il sentiero, come se ogni tappa fosse il capitolo di un racconto.
In alcuni tratti il bosco avvolge il camminatore con il profumo della terra umida e delle foglie di cerro; in altri la vegetazione si apre lasciando entrare la luce e offrendo prospettive inedite sulle montagne. Ad accompagnare il cammino sono soprattutto i suoni della natura: l’acqua che scorre tra i sassi, il vento tra gli alberi o il volo improvviso di un nibbio reale che sfrutta le correnti ascensionali create dalle pareti rocciose.
La Via Ferrata tra le più lunghe d’Italia
Chi desidera un contatto ancora più diretto con la montagna può affrontare le Vie Ferrate Salemm e Marcirosa. Le pareti diventano il terreno di gioco di un itinerario attrezzato che consente di salire lungo creste, canaloni e pareti rocciose in totale sicurezza, attraversando anche un suggestivo Ponte Nepalese sospeso sul torrente Caperrino.
L’itinerario è consigliato a persone in buone condizioni fisiche, prive di vertigini e con una minima esperienza. Chi affronta la ferrata per la prima volta dovrebbe farsi accompagnare da una guida alpina o da un accompagnatore esperto, rispettando sempre l’ambiente naturale e la fauna che popola quest’area delle Dolomiti Lucane.
Via Ferrata Dolomiti Lucane: informazioni utili
Si sviluppa su due percorsi che collegano i versanti di Castelmezzano e Pietrapertosa.
- Via Ferrata Salemm (Castelmezzano): lunghezza 1.731 metri, dislivello 249 metri.
- Via Ferrata Marcirosa (Pietrapertosa): lunghezza 1.778 metri, dislivello 331 metri.
L’accesso ai percorsi avviene dall’area attrezzata “Antro delle Streghe”, una radura situata nel fondovalle del torrente Caperrino, affluente del Basento, tra i due borghi.
I punti di partenza delle due Vie Ferrate sono collegate da un Ponte Nepalese
Attrezzatura obbligatoria: casco da alpinismo, imbracatura, set da ferrata con dissipatore, connettori omologati, guanti e scarponi adeguati. Può essere noleggiata presso le biglietterie del Volo dell’Angelo.
Una storia che attraversa l’oceano: il Museo delle Migrazioni Vincenti
Per oltre un secolo migliaia di uomini e donne lasciarono queste montagne per cercare fortuna oltre oceano, spesso senza sapere se sarebbero mai tornati. A Castelmezzano questa pagina di storia diventa oggi un nuovo percorso culturale grazie al Museo delle Migrazioni Vincenti, destinato ad aprire nel centro storico.
Il filo conduttore è la straordinaria vicenda della famiglia Paternò, partita da Castelmezzano alla fine dell’Ottocento e diventata protagonista dello sviluppo urbanistico di New York.
Il piccolo Canio Paternò, emigrato bambino negli Stati Uniti, passò alla storia con il nome di Charles Paterno, uno dei più importanti costruttori della Manhattan del primo Novecento. A lui e alla sua famiglia si devono decine di edifici che hanno disegnato lo skyline della città americana.
Il museo racconterà la loro storia attraverso videomapping, installazioni immersive, documenti storici e ricostruzioni scenografiche che renderanno evidente tanto il coraggio della partenza quanto il valore delle radici e il legame mai interrotto con la terra d’origine.
Tra gli elementi più suggestivi ci sarà anche la ricostruzione del castello che Charles (Canio) Paternò fece costruire tra il 1905 e il 1916 sulle alture di Manhattan, affacciata sul fiume Hudson. Con le sue torri merlate, i giardini all’italiana e i richiami all’architettura medievale europea, quella dimora rappresentò il simbolo del successo dell’imprenditore lucano negli Stati Uniti oltre al segno di un legame mai spezzato con Castelmezzano, il borgo che aveva lasciato da bambino.
Quando il turismo diventa futuro
Le Dolomiti Lucane sono spesso indicate come un modello di valorizzazione del territorio attraverso esperienze immerse nella natura.
Negli ultimi vent’anni Castelmezzano ha costruito un modello di sviluppo progressivo, aggiungendo nel tempo nuove esperienze senza snaturare il borgo. Prima il Volo dell’Angelo, poi il Cammino delle Sette Pietre, le Vie Ferrate, gli spettacoli immersivi tra le rocce, la Slittovia e il Museo delle Migrazioni Vincenti, su cui si sta lavorando.
Questa crescita ha favorito l’apertura di strutture ricettive, ristoranti, attività commerciali e forme di ospitalità diffusa, mantenendo però il principio di recuperare il patrimonio edilizio esistente senza consumare nuovo territorio.
«Non volevamo soltanto creare attrazioni – osserva il sindaco di Castelmezzano Nicola Valluzzi – ma costruire opportunità per chi vive qui tutto l’anno. Il turismo funziona quando diventa economia distribuita e non ricchezza concentrata. Quando arrivano le famiglie cambia completamente la prospettiva. Non si tratta più soltanto di offrire un’esperienza adrenalinica, ma di costruire un sistema capace di trattenere le persone, farle fermare una notte in più, far lavorare chi vive qui tutto l’anno».

Una visione che ha contribuito a fare di Castelmezzano un caso di studio internazionale sul turismo comunitario. Il borgo è stato citato dalla FAO e da UN Tourism (Organizzazione Mondiale del Turismo) come una delle esperienze italiane più interessanti di turismo comunitario in montagna, proprio per la capacità di distribuire i benefici economici all’interno della popolazione locale valorizzando il patrimonio edilizio esistente.
Sapori che raccontano la Basilicata
Ogni viaggio nelle Dolomiti Lucane passa inevitabilmente dalla tavola. La cucina locale mantiene un forte legame con la tradizione contadina, spesso reinterpretata in chiave contemporanea ma senza eccessi.
I protagonisti sono i prodotti simbolo della Basilicata. I croccanti peperoni cruschi accompagnano paste fatte a mano, secondi di carne e pizze. Gli strascinati con cacio ricotta, funghi cardoncelli o salsiccia sono altri esempi, non esaustivi, di una cucina semplice e rassicurante.

L’Aglianico del Vulture resta il vino di riferimento, ideale anche per accompagnare salumi e formaggi locali durante un aperitivo tra i vicoli di Castelmezzano o di Pietrapertosa.
Chi desidera un pranzo genuino può scegliere una trattoria di famiglia, dove la cucina conserva ricette tramandate da generazioni. Chi preferisce una proposta più creativa trova invece locali capaci di reinterpretare la gastronomia lucana senza tradirne l’identità.
È una cucina di qualità e priva di ostentazione: molti ristoratori presentano i piatti come farebbero a casa propria, spiegando da quale produttore arrivano i formaggi, chi coltiva gli ortaggi o dove vengono raccolti i funghi.
Dove mangiare e dormire tra Castelmezzano e Pietrapertosa
Peperusko – Castelmezzano
Gestito da due giovanissimi imprenditori, è uno dei locali più caratteristici del borgo con tavolini tra gli archi in pietra e terrazza sulle vette. Ideale per un aperitivo con salumi e formaggi lucani, bruschette, pinse e un calice di Aglianico. Da provare la birra al peperone crusco e le tradizionali stozze lucane, biscotti alle mandorle da accompagnare al vino. È presente anche un punto vendita dei prodotti degustati.
📍 Vico Parrella 🌐 www.peperusko.com
Sapori del Borgo – Castelmezzano
Un indirizzo informale che propone panini ispirati alle attrazioni del territorio. Curioso il “Volo dell’Angelo”, con capocollo, burrata, pistacchio e peperoni cruschi. Da assaggiare anche il liquore artigianale “Sempre Freddo”.
📍 Via Michele Volini, 29 ☎️ 351 405 2586
Komos Pizzeria Ristorante – Castelmezzano
Tra le aperture più recenti del borgo. Propone pizze e cucina del territorio, con ingredienti locali e varianti dedicate ai peperoni cruschi. La terrazza regala splendidi tramonti sulle montagne.
📍 Str. Interpoderale Santa Croce Camastra, 15 ☎️ 379 338 1334
Trattoria da Spadino – Castelmezzano
Una trattoria di famiglia dove la cucina lucana resta protagonista. Nel menu spiccano gli strascinati con cacio ricotta e peperoni cruschi, l’agnello alle erbe, la ciambotta e i dolci della tradizione.
📍 Via Michele Volini, 22 ☎️334 870 9461
Dal Vecchio Scarpone – Castelmezzano
Atmosfera rustica, utensili della civiltà contadina e piatti della tradizione, come gli strascinati con salsiccia, funghi cardoncelli e peperone crusco.
📍 Corso Vittorio Emanuele III ☎️ 333 732 5640
Al Becco della Civetta – Castelmezzano
La chef Antonietta Santoro propone una cucina contemporanea e con ingredienti attenti alla salute, valorizzando i prodotti del territorio, con percorsi degustazione e un’interessante carta dei vini lucani. Il locale si trova all’interno della Locanda di Castromediano, struttura ricettiva con camere confortevoli e una suite con vasca idromassaggio panoramica.
📍 Vico Maglietta, 7 🌐 www.beccodellacivetta.it
Ristorante Hotel Dolomiti – Castelmezzano
Una proposta elegante che reinterpreta la cucina lucana con piatti come il baccalà alla lucana e il maialino nero. Ideale per una cena dopo una giornata tra sentieri e attività outdoor. L’hotel offre camere camere panoramiche e di design, lounge bar e spa aperta anche agli ospiti esterni. È una delle strutture di riferimento del paese.
📍 Via Michele Volini, 19 🌐 hoteldolomiticastelmezzano.com
Piccolo Ristoro Le Rocce – Pietrapertosa
Nel cuore del centro storico propone una cucina fedele alla tradizione, con paste fatte a mano e ricette come i maccheroni mollicati con noci e peperone crusco IGP.
📍 Via Giuseppe Garibaldi, 107/109 ☎️ 0971 983260
Agriturismo I sapori del parco – Pietrapertosa
Circondato dal bosco, l’agriturismo offre una grande varietà di piatti della tradizione lucana con
📍Contrada Battaglia ☎️ 0971 983006 🌐agriturismotaddeo.blogspot.com
Casa di Caccia – Tenuta Padula – Pietrapertosa
Agriturismo immerso nel “Parco Regionale di Gallipoli Cognato e Piccole Dolomiti Lucane”, a 700 metri di altura. L’azienda possiede circa 15 ettari di terreno e offre un’ottima cucina della tradizione. Carni, salumi, formaggi di qualità sono anche autoprodotti e non mancano selvaggina, funghi e tartufi. Ambiente rustico e ben curato: servizio efficiente e porzioni generose.
📍 Contrada Visciglieta 🌐 www.lacasadicaccia.com
Albergo Ristorante Il Frantoio
Gestito dalla famiglia Perticara da oltre quarant’anni, è nato dalla trasformazione di un antico frantoio oleario. Situato lungo la strada principale del paese, dispone di 12 camere e di un ristorante con cucina tipica lucana preparata con prodotti del territorio, oltre a pizze cotte nel forno a legna. Non abbiate fretta, qui il ritmo è molto lento.
📍 Via Michele Torraca, 15/17 – ☎️ 0971 983190 🌐 frantoio.bdf.land
Petra Sapori Lucani – Pietrapertosa
Ha il fascino delle botteghe di un tempo dove gli scaffali sono ricchi di specialità tipiche del posto da fornitori selezionati. Oltre ad acquistare prodotti enogastronomici, il locale consente di trattenersi per un aperivo o una degustazione.
📍Via Michele Torraca, 11 ☎️ 349 136 3761
Il momento più bello arriva quando tutti se ne vanno
Le Dolomiti Lucane regalano emozioni in ogni stagione. In primavera il verde dei boschi contrasta con il grigio chiaro dell’arenaria. L’estate porta giornate lunghe, spettacoli all’aperto, il Volo dell’Angelo, la Slittovia e i tavolini che tornano a riempire le piazze fino a tarda sera. L’autunno incendia le querce del Parco di Gallipoli Cognato con una tavolozza di gialli, rossi e rame, mentre l’inverno restituisce ai due borghi un’atmosfera intima.
Eppure, se c’è un momento capace di riassumere l’anima di questo luogo, non coincide con nessuna attrazione. Arriva verso sera, poco dopo il tramonto. Le ultime partenze del Volo dell’Angelo sono terminate, i tavolini iniziano lentamente a svuotarsi e il brusio dei visitatori lascia spazio ai rumori che appartengono da sempre a queste montagne.
Una finestra che si apre. Una campana che scandisce l’ora. Il vento che attraversa la gola del Caperrino. È allora che Castelmezzano e Pietrapertosa tornano a parlarsi come hanno fatto per secoli, da un versante all’altro della montagna.
Le guglie cambiano ancora colore. L’arenaria perde il calore del sole e assume sfumature grigio-azzurre che rendono il paesaggio quasi irreale. Da alcune terrazze si vedono accendersi, una dopo l’altra, le luci delle case, poche e discrete, sufficienti a ricordare che questi non sono borghi-museo, ma comunità che continuano a vivere ogni giorno dell’anno.
Negli ultimi anni le Dolomiti Lucane sono diventate una delle destinazioni simbolo della Basilicata, sono entrate nelle classifiche dei borghi più belli d’Italia e hanno attirato migliaia di visitatori. Nonostante tutto, non hanno mai ceduto alla tentazione di trasformarsi in un parco tematico. Le persone continuano a conoscersi come una grande famiglia e le montagne continuano a essere parte della vita quotidiana prima ancora che del paesaggio.
Ed è forse questo il motivo per cui chi arriva finisce quasi sempre per fermarsi più del previsto.
Da segnare in agenda: ad agosto Pietrapertosa torna al tempo dei Saraceni
Chi desidera conoscere da vicino questa pagina di storia può programmare la visita in occasione della XIX edizione di “Sulle tracce degli Arabi”, in programma l’8 e il 9 agosto. La manifestazione rievoca il periodo in cui il borgo fu governato dai Saraceni, trasformando il quartiere dell’Arabata in un grande palcoscenico all’aperto tra spettacoli, musica, cortei storici e sapori della tradizione.
Il programma si apre con visite guidate tra il Castello e l’Arabata, che conserva ancora oggi l’impianto urbanistico di origine araba. Nel corso delle due giornate si alterneranno sfilate in costume, danze orientali, rievocazioni storiche, duelli tra Bizantini e Saraceni, concerti, mostre dedicate agli strumenti musicali arabi e incontri di approfondimento sulla presenza islamica in Lucania.
Tra gli appuntamenti più attesi quest’anno, il concerto del musicista iraniano Pejman Tadayon, l’esibizione di Shabnam e il tradizionale spettacolo conclusivo con il fuoco, che illuminerà le rocce creando un’atmosfera particolarmente suggestiva. Per tutta la durata della manifestazione saranno presenti stand dedicati ai prodotti tipici e ai sapori della tradizione locale.



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