Basilicata rurale: da Maratea al Parco del Pollino tra borghi, natura e cucina

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Alla scoperta di un itinerario che affascina chi desidera viaggiare davvero. La Basilicata rurale è terra di umanità discreta, di natura potente e lentezza rasserenante. I gesti dei pastori, contadini, artigiani e devoti raccontano un mondo ancora vivo, sospeso tra fatica, devozione e poesia

Un invito ad andare oltre le rotte del turismo di massa per vivere un’esperienza autentica, riscoprendo borghi, saperi antichi, identità locale, paesaggi rurali e comunità che li abitano. È questo l’obiettivo di “Basilicata Rurale”, il progetto sostenuto dal FEASR regionale e sviluppato in quattro aree tematiche, che propone un’idea di viaggio sostenibile che unisce natura, cultura, talenti e imprese locali.

Un panorama di Maratea (Foto © Enzo Radunanza).

Basilicata Rurale: un turismo che riconnette

Non è solo una strategia: il progetto Basilicata rurale crea una filiera del turismo rurale ed esperienziale solida, intrecciando la rigenerazione agricola, il valore umano, la ricerca e l’accoglienza diffusa. E in questo ambito, suonano attualissime le parole di Carlo Levi nel 1945: «in Lucania i contadini vivono ancora nel mondo magico, dove ogni cosa, ogni gesto, ha un significato nascosto».

Da Maratea al Parco del Pollino: un itinerario tra mare e montagna

Il nostro itinerario può partire da Maratea (PZ) per arrivare alla vegetazione rigogliosa e alle cime silenziose del Parco Nazionale del Pollino, attraversando scenari che cambiano di continuo, luci dagli effetti diversi, pietre, arte, storie e sapori.

Il “Giardino degli Dei” nel Parco Nazionale del Pollino

Maratea: la “Perla del Tirreno” spettacolare e sacra

Piccolo gioiello arroccato alla montagna con eleganza, Maratea si affaccia sul Golfo di Policastro. Con i suoi trenta chilometri di costa tirrenica, più volte premiati con la Bandiera Blu, è tra le mete balneari più belle d’Italia. Già gli antichi Greci ne veneravano la bellezza chiamandola Thea Maris, la Dea del Mare.

Il panorama da Monte San Biagio (Foto © Enzo Radunanza).

Il suo litorale alterna tratti selvaggi e incontaminati a picchi rocciosi che precipitano in un mare cristallino, celando piccole calette dall’atmosfera quasi teatrale. Il borgo, invece, è ricco di storia e di devozione al punto da essere definita anche la “Città delle 44 chiese” perchè i luoghi di culto sono tanti, fra edicole, chiese e cappelle.

Le chiese, Monte San Biagio e il Cristo Redentore

La chiesa più antica di Maratea, eretta fra l’XI e il XII secolo, è la Chiesa di San Vito situata nel centro storico. Degne di nota sono anche la Chiesa di Santa Maria Maggiore, costruita tra il XIII e XIV secolo, la Chiesa dell’Annunziata, con un coro ligneo risalente al Quattrocento e il campanile e la cupola rivestiti in maioliche verdi e gialle, la seicentesca Chiesa dell’Addolorata e la settecentesca Chiesa dell’Immacolata, nei cui sotterranei sono riemersi i resti di una chiesa trecentesca. Da visitare anche il convento con l’annessa Chiesa dei Minori Osservanti e il Convento e la Chiesa di Sant’Antonio.

Un cenno a parte, per la sua spettacolare vista panoramica e perchè custodirebbe le reliquie del Santo, merita la Basilica di San Biagio. Costruita sui resti di un tempio pagano sull’omonimo Monte, si raggiunge percorrendo tornanti tortuosi ma dalla vista spettacolare.

Basilica di San Biagio, con le reliquie del Santo (Foto © Enzo Radunanza).

Di fronte alla Basilica c’è la statua del Cristo Redentore, il simbolo più riconoscibile di Maratea. Con i suoi 22 metri di altezza, le braccia spalancate per 19 metri e un volto largo 3 metri, la sagoma bianca – rivolta verso l’entroterradomina dall’alto il Golfo di Policastro. Fu realizzata nel 1965 dallo scultore fiorentino Bruno Innocenti, utilizzando cemento bianco e scaglie di marmo di Carrara. Non c’è un basamento ma il piede sinistro calpesta direttamente la roccia come simbolo di un Dio vicino agli uomini, che non osserva dall’alto ma cammina con loro.

Il piede del Cristo Redentore poggia sula roccia (Foto © Enzo Radunanza).

Il porto turistico, le spiagge e l’isola di Santo Janni

Scendendo verso il mare, il porticciolo restaurato dopo il 1987 è il salotto per mangiare di fronte al mare o per aperitivi in compagnia.

Marina di Maratea, Porto turistico (Foto © Enzo Radunanza).

Il litorale, invece, è un mosaico di baie e calette, alcune raggiungibili soltanto dal mare, che custodiscono intatta la loro bellezza selvaggia. Ad Acquafredda, le spiagge dell’Anginarra e di Luppa si alternano tra scogliere, sabbia scura e ciottoli levigati dal tempo, mentre poco più avanti si aprono insenature come la Grotta della Scala, Porticello e Marizza. La tradizione balneare di Cersuta è legata invece alla celebre spiaggia d’u Nastru, così come quella di Ivranne, in località Porto.

Per le famiglie e chi cerca comodità, le più ampie spiagge di Fiumicello e Castrocucco offrono facile accesso e servizi, senza rinunciare al fascino di un contesto naturale suggestivo. Forse il simbolo più sorprendente resta la Spiaggia Nera, con il suo arenile di sabbia scura che contrasta con la vegetazione della macchia mediterranea, spingendosi fino quasi a toccare il mare: un colpo d’occhio che dimostra l’originalità del paesaggio lucano.

Una delle calette sulla costa di Maratea.

Archeologia e l’antica tradizione commerciale

L’antica vocazione mercantile di Maratea è raccontata dal suo mare. Nei fondali circostanti sono state rinvenute oltre sessanta ancore, preziose tracce di un passato di epoca Romana in cui questi approdi erano frequentati da mercanti e naviganti. Sull’isola di Santo Janni, invece, gli scavi hanno riportato alla luce vasche utilizzate per la produzione del garum, una salsa simile alla colatura di alici che i Romani consideravano una vera prelibatezza.

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Da non perdere in zona:

  • l’esperienza da brivido sulla Sky Walk di Cersuta, che regala la vertigine di camminare sospesi fra cielo e scogliera;
  • Acquafredda con le sue insenature nascoste e la Grotta del Sogno, una cavità in cui acqua, luce e ombra si rincorrono in un’atmosfera incantevole.
Sky Walk Cersuta (Foto © Enzo Radunanza).

Enogastronomia

L’anima di Maratea si riversa anche nella sua gastronomia che rivela il legame profondo con la terra e le tradizioni contadine. Tra i prodotti tipici, i pomodori rossi, le mozzarelle e il caciocavallo podolico, i peperoni cruschi di Senise, i fagioli di Sarconi IGP, i bocconotti ripieni, i cavatelli con mollica tostata, le alici a scapici e i liquori alle erbe di rupi. E si potrebbe continuare ancora a lungo.

Dove mangiare a Maratea

  • Taverna di Zu Cicco: offre buona cucina lucana e il Crithmum, l’aromatico “liquore del mare”, a base di una pianta che cresce sulle rocce affacciate sul Tirreno. Info: www.latavernadizucicco.it.
  • Taverna Rovita, uno dei ristoranti storici di Maratea a pochi passi da Piazza Buraglia. Info: www.tavernarovitamaratea.it.
  • Manà Bistrot: una cucina schietta di tradizione napoletana e marateota, in via Dietro la Rancia, 3. Info: www.manabistrot.it.
  • Divino Enoteca: per vini, prodotti tipici e aperitivi in via A. Mandarini, 20.
  • La Merenderia: bottega tipica di salumi e formaggi locali, in Trav. Dietro l’Annunziata, 12.
  • Pasticceria Panza, apprezzata per i bocconotti, in Via Angiporto Cavour, 9.
Botteghe e prodotti tipici di Maratea (Foto © Enzo Radunanza).

Dove dormire a Maratea

  • Villaggio Camping Maratea: situato nella frazione di Castrocucco, è campeggio attrezzato e area camper per circa 600 posti. Info: www.campingmaratea.it

Per informazioni turistiche: www.marateawelcome.it

Borghi dell’entroterra: pane, arte e sentieri

Superati i tornanti verso l’interno, lo sguardo nella Valle del Noce restituisce vigneti, boschi e piccoli centri come Trecchina, Rivello e Nemoli.

  • Trecchina: è uno dei borghi presenti nel film Basilicata Coast to Coast, conosciuto come la “città del pane” perché conserva l’antica tradizione della panificazione artigianale. Nei forni del paese potete acquistare pani bianchi e semi-integrali, insieme a dolci con le noci e le castagne.
  • Rivello: adagiato su tre colli (Motta, Serra e Poggio) ospita il convento di Sant’Antonio dove si può ammirare un’Ultima Cena di Giovanni Todisco (1559). L’affresco non è solo un capolavoro rinascimentale ma anche un prezioso documento della vita quotidiana del tempo. Accanto agli apostoli compaiono, infatti, il feudatario Ettore Pignatelli e sua moglie; Giuda è raffigurato con l’aureola nera e sotto il tavolo fanno capolino figure inconsuete come Sant’Antonio, Maria Maddalena e persino un cane e un gatto in lotta. Colpisce, inoltre, la presenza di un granchio di fiume, un coniglio e il tipico biscotto a otto che attestano la gastronomia locale.
  • Nemoli: a 421 metri di altitudine, il borgo è circondato da rilievi e fitte foreste di faggi e castagni. La sua anima emerge nelle viuzze strette, nei sottoportici e nei portali in pietra. Da visitare, il Palazzo Filizzola, oggi sede del museo civico, e la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, al cui interno è esposta una rara statua della Madonna in stile bizantino del XIV secolo. A sorvegliare l’abitato dall’alto, i ruderi del Castello Baronale del XVI secolo raccontano invece la sua storia feudale.
Ultima cena di di Giovanni Todisco (1559) a Rivello (Foto © Enzo Radunanza).

Poco distante c’è il Lago Sirino, specchio d’acqua incorniciato da sentieri ideali per passeggiate, escursioni in mountain bike o semplici momenti di contemplazione. Sulle sue sponde, l’Albergo Ristorante Da Mimì accoglie i viaggiatori con piatti tipici della tradizione lucana, in un ambiente familiare e rilassato. Info: www.ristorantemimi.com

Lago Sirino (Foto © Enzo Radunanza).

Parco Nazionale del Pollino: biodiversità e meraviglie

Nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, il più vasto d’Italia, l’atmosfera cambia: l’aria diventa più fresca, i sentieri si aprono tra i pini loricati e i borghi arroccati come Rotonda e Viggianello dando al viaggio un ritmo ancora più lento, scandito dal silenzio e dalla natura.

A Rotonda merita una visita l’Ecomuseo del Pollino, allestito negli spazi del complesso monumentale di Santa Maria della Consolazione. Grazie a ricostruzioni in 3D, filmati e ambientazioni sensoriali, il museo accompagna i visitatori in un percorso coinvolgente che intreccia biodiversità e cultura locale, stimolando a esplorare il territorio per apprezzarne colori, profumi e sensazioni.

Ecomuseo del Pollino (Foto © Enzo Radunanza).

Per chi desidera fermarsi, l’albergo diffuso Il Borgo Ospitale offre camere e appartamenti nel cuore del centro storico, con servizi moderni come spa e ristorazione. Info: www.ilborgoospitale.it

Cammino Basilicata Coast to Coast: molto più di un’escursione

Per godersi tutte le meraviglie offerte dalla Basilicata rurale c’è il Cammino Basilicata Coast to Coast, un itinerario escursionistico che attraversa l’anima della regione da un mare all’altro. Circa 170 chilometri suddivisi in dodici tappe, dal porto di Maratea, affacciato sul Tirreno, fino alla spiaggia di Nova Siri Scalo, sull’Ionio.

Il tracciato si snoda tra borghi storici, colline coltivate, parchi naturali e vallate silenziose, tra paesaggi cangianti e incontri inattesi. Curato dal Club Alpino Italiano – Sezione “Giuseppe De Lorenzo” di Lagonegro, il percorso è segnalato secondo gli standard ufficiali del CAI: frecce direzionali e cartelli con tempi di percorrenza accompagnano il viaggiatore lungo boschi e mulattiere, mentre i segnavia bianco-rossi tracciati su rocce e alberi garantiscono orientamento anche nei tratti più isolati.

Alcune indicazioni lungo il Cammino Basilicata Coast to Coast (Foto © Enzo Radunanza).

In Basilicata il viaggio è relazione tra paesaggi e comunità, tra memoria e futuro. Un’esperienza che lascia traccia e invoglia a scoprire altri angoli della regione.

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