Quando si pensa a Carrara, due immagini vengono alla mente quasi automaticamente: le montagne bianche delle Alpi Apuane da un lato, il mare e la costa ligure-toscana dall’altro. È una dicotomia familiare, che ha a che fare con il paesaggio ma che rischia di trascurare tutto il resto.
Eppure, Carrara oggi è molto più di un luogo sospeso tra montagna e mare. È una città in movimento, che negli ultimi anni ha avviato una trasformazione silenziosa, ma evidente. Non è un cambiamento improvviso: affonda le radici nei simposi di scultura, nella Biennale, nelle botteghe artigiane che non hanno mai chiuso i battenti. Ma ora questo fermento si mostra con maggiore chiarezza. E invita a essere esplorato.
Il marmo non è una reliquia
Fino al 28 settembre, la nona edizione di White Carrara trasforma il centro storico in un laboratorio a cielo aperto. L’ingresso è gratuito, e non ci sono percorsi obbligati: ci si muove tra piazze e vicoli, trovando qua e là opere d’arte che interrogano il presente partendo da un materiale antichissimo.
Il titolo dell’edizione, Design Here and Now, è un programma. Artisti e designer da tutto il mondo sono stati invitati a confrontarsi con il marmo di Carrara. Non per celebrarlo, ma per rileggerlo. Così, nel tessuto della città si incontrano i lavori di Karim Rashid, Ross Lovegrove, Jean-Michel Wilmotte, accanto a quelli di giovani designer come Kickie Chudikova o di italiani come Elena Salmistraro, Giulio Iacchetti, Massimo Giacon.
Il valore di questa mostra non sta solo nei nomi coinvolti, ma nella rete di collaborazioni con il territorio. I progetti nascono dal dialogo diretto tra designer e artigiani, tra visione e materia, tra chi immagina e chi lavora. Il risultato è una serie di opere che non si limitano a “decorare” la città, ma che ne ampliano le possibilità espressive.
Arte contemporanea e nuove tecnologie
A fianco della scultura e del design, trovano spazio anche le arti visive, la fotografia e la sperimentazione digitale. Al mudaC | museo delle arti Carrara, l’artista Vincenzo Marsiglia presenta Stars and Dust, una mostra che esplora il rapporto tra mixed reality, intelligenza artificiale e linguaggio visivo. Poco distante, nella project room, Gianluca Sgherri mette in scena Uninverso, un’installazione immersiva che gioca con lo spazio e la percezione.
Sono segnali di una città che non ha paura di confrontarsi con le tecnologie più recenti, senza però smarrire la propria identità. La vocazione alla materia rimane, ma si apre a nuove interpretazioni.
Michelangelo e l’occhio fotografico
Al CARMI – Museo Carrara e Michelangelo, fino a ottobre, un’altra mostra aggiunge un tassello importante a questa narrazione. Per forza di levare raccoglie ottanta fotografie degli Archivi Alinari che documentano, in bianco e nero, l’opera di Michelangelo vista attraverso gli occhi dei grandi fotografi dell’Ottocento.
Non si tratta solo di un omaggio all’artista: è una riflessione sullo sguardo, su come la tridimensionalità della scultura possa essere raccontata attraverso l’obiettivo fotografico. Anche in questo caso, la distanza tra passato e presente si accorcia. La memoria non è fine a sé stessa, ma occasione per guardare avanti.
Carrara oggi
In tutto questo non c’è nulla di appariscente. Carrara non cerca visibilità forzata, non si mette in posa. Semplicemente, continua a lavorare su di sé, intrecciando cultura, artigianato e progettualità. Lo fa con il suo passo, spesso distante dai riflettori, ma con una direzione chiara.
Per chi arriva da fuori, è un invito a rallentare. A guardare con attenzione. A camminare tra botteghe e installazioni, musei e cave, comprendendo che la bellezza non sempre si manifesta con effetti speciali. A volte si nasconde tra le linee di una pietra, nelle mani di chi la lavora, o nella visione di chi la trasforma in qualcosa di nuovo.
Carrara non è più — o non solo — la città del marmo. È la città che con il marmo continua a pensare il proprio futuro.

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