La figura di Santa Rita da Cascia è indissolubilmente legata alla devozione popolare e alla spiritualità profonda dell’Umbria. Nota in tutto il mondo come l’“Avvocata dei casi impossibili” per via dei numerosissimi prodigi attribuiti alla sua intercessione, la sua esistenza terrena custodisce ancora oggi aneddoti affascinanti, sfumature storiche e piccoli misteri che meritano di essere approfonditi.
Ecco tre dettagli meno noti sulla sua vita che vi faranno scoprire la “Santa degli Impossibili” sotto una luce nuova.
La nascita miracolosa: tra cronaca storica e visione angelica
Ricostruire con precisione i primi anni di vita di Margherita Lotti – questo il nome di battesimo della Santa – non è compito facile per gli storici. A causa del silenzio delle fonti documentarie dell’epoca, la data esatta della sua nascita rimane avvolta nell’incertezza: sebbene una parte della tradizione biografica indichi il 1381, diversi studiosi tendono ad anticipare l’evento di almeno un decennio.
Tuttavia, gli storici concordano su un dettaglio straordinario: i genitori di Rita la concepirono in età molto avanzata. Lo storico Agostino Cavallucci, uno dei primi autorevoli biografi della Santa, descrive l’evento con toni toccanti e solenni:
«Arrivati quasi alla decrepità volle il Signore dimostrar l’amore, che portava loro facendo lor’havere miracolosamente fuor dell’usato tempo una figliuola».
L’anziana madre, accortasi di una gravidanza ormai considerata fisiologicamente fuori tempo massimo, visse lo stupore di un evento che superava le leggi di natura. Per rassicurarla, Cavallucci inserisce nel racconto l’apparizione di un Angelo del Signore, giunto per rivelarle che quel concepimento inatteso rispondeva a un preciso disegno divino. Persino il nome della nascitura sarebbe stato suggerito ai genitori attraverso una visione celeste. È impossibile non cogliere, in questa narrazione, un suggestivo parallelismo teologico e letterario tra l’annuncio alla pia sposa di Roccaporena e l’Annunciazione dell’Arcangelo Gabriele a Maria.
L’origine del nome Rita: un voto di gratitudine legato al territorio
Se la narrazione agiografica preferisce affidare la scelta del nome a un suggerimento divino, un’analisi storica e antropologica più terrena ci offre un’ipotesi alternativa, ma altrettanto affascinante e radicata nella realtà dell’epoca.
Considerata l’età avanzata della madre, il momento del parto rappresentava un’altissima situazione di rischio, capace di mettere in serio pericolo la sopravvivenza sia della partoriente sia della neonata. In un contesto medievale permeato da una fede sincera e quotidiana, è logico ipotizzare che la donna si sia affidata ai santi protettori delle nascite. Nelle campagne umbre, oltre al culto di Sant’Anna, era allora fortissima la devozione per Santa Margherita, vergine e martire. A Cascia, inoltre, sorgeva un importante monastero femminile benedettino intitolato proprio a quest’ultima.
Il nome “Rita”, che nasce come ipocoristico – ovvero come diminutivo e vezzeggiativo – di Margherita, non sarebbe quindi un nome insolito scelto dal nulla, bensì il frutto di un profondo voto di gratitudine. Chiamare la bambina Rita significava ringraziare pubblicamente Santa Margherita per aver protetto quel parto miracoloso e aver permesso alla piccola di venire alla luce sana e salva.

Il mistero del battesimo: dove e quando fu celebrato?
Un altro enigma che appassiona gli studiosi riguarda il luogo e l’età in cui Rita ricevette il primo sacramento. Nel piccolo borgo di Roccaporena, all’epoca, non esisteva un fonte battesimale. Si trattava di una mancanza cronica, documentata persino secoli più tardi, nel 1712, dal Vescovo Carlo Giacinto Lascaris, il quale annotava con rammarico come nella locale chiesa di San Montano non fosse possibile battezzare, costringendo gli abitanti a recarsi, «con massima scomodità e pericolo», fino alla chiesa collegiale di Cascia.
Per lungo tempo si è ritenuto che la piccola Rita fosse stata battezzata, secondo la consuetudine, presso la centralissima chiesa di Santa Maria della Pieve a Cascia. Tuttavia, alcune recenti e accurate ricerche d’archivio propongono uno scenario diverso: il rito potrebbe essersi svolto sul colle della città, nella chiesa agostiniana di San Giovanni.
Ancor più sorprendente è l’ipotesi legata all’età della Santa. Incrociando le disposizioni ecclesiastiche del tempo e le usanze locali, alcuni storici sostengono che Rita ricevette il battesimo intorno ai 12 anni, un’età avanzata rispetto ai canoni odierni ma non insolita per l’epoca in determinati contesti rurali. Se questa tesi fosse corretta, la celebrazione del suo ingresso nella comunità cristiana avrebbe preceduto di appena uno o due anni il suo matrimonio con Paolo Mancini, unendo idealmente in un breve arco di tempo i momenti di passaggio più significativi della sua giovinezza.
Un invito al viaggio
Oggi, i luoghi che hanno fatto da sfondo a queste vicende straordinarie sono mete di pellegrinaggio e tappe imperdibili per chiunque visiti la Valnerina. Dalla maestosa Basilica di Santa Rita a Cascia – eretta nei primi anni ’30 del Novecento per custodirne il corpo incorrotto – fino al suggestivo borgo di Roccaporena, dove è possibile camminare tra le mura della sua casa natale, visitare il Santuario o salire sullo Scoglio Sacro. Ogni pietra, in queste valli, continua a raccontare una storia di fede, storia e profonda umanità.




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